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    Un milione per registrare un disco?

    MAX TESTA
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    Un milione per registrare un disco?  Empty Un milione per registrare un disco?

    Messaggio Da MAX TESTA Lun 27 Mag 2024 - 12:42

    Un milione per registrare un disco?  Screenshot-2024-05-25-153315
    Quanto costa fare un disco in Italia?
    Tanto, fino a un milione di euro, o almeno è quanto risulta dai dati diffusi dal Ministero della Cultura, che riguardano i costi di “sviluppo, produzione, digitalizzazione e promozione” – in pratica, tutta la filiera – di un album di musica leggera uscito nel 2023.
    Da anni, ormai, lo Stato assicura un credito d’imposta del 30% su queste spese: sono cifre dichiarate, e non sono indicative in tutto e per tutto, visto che qualcuno potrebbe aver speso anche di più, ma senza chiedere lo sgravio.

    • Le voci di spesa

    In cima alla classifica dei dischi più esosi, comunque, c’è "L’amore di Madame", che vale appunto un milione di euro di lavoro, e che peraltro è uscito per Sugar, un’etichetta che non appartiene al novero delle major.
    Insomma, un grande investimento, anche rispetto ai colleghi. Al secondo posto, ci sono i Måneskin con Rush! (807mila), seguiti da Laura Pausini con Anime parallele (688mila), da Ok. Respira di Elodie (477mila), da CVLT di Salmo & Noyz Narcos (375mila) e da La divina commedia di Tedua (338mila).
    Gli esborsi maggiori in linea di massima riguardano produttori e autori, che sono sempre più richiesti e coinvolti – i vari Dardust ai suoni o Davide Petrella in sede di scrittura, per capirci. Oltre alla promozione, che oggi gioca un ruolo fondamentale, e ai feat., che non sono mica gratuiti.

    Non sappiamo come sono stati ripartiti i budget, ma si può dedurre che per dischi pop come quello di Pausini l’investimento maggiore sia stato sugli autori (tra i vari, c’è anche Biagio Antonacci, che comunque collabora con lei da anni), mentre per quanto riguarda il rap di Salmo e Noyz Narcos si punta molto sugli ospiti e i produttori stessi, tenendo nella promozione comunque il cortometraggio di lancio girato da Dario Argento

    Per l’urban – cioè Madame ed Elodie, tra i tanti – invece valgono entrambi i discorsi, proprio perché l’urban, almeno come concetto, e almeno in Italia, nasce dall’ibridazione tra pop classico e hip hop: per cui, tanti produttori, autori, altrettante e, in sostanza, un sacco spese. 

    Il contrario di ciò che succede, per esempio, con Innamorato di Blanco, che è costato meno (250mila euro) e la cui lavorazione, dal punto di vista creativo, non a caso è quasi tutta in mano a lui e al produttore Michelangelo; l’unico nome di grido – e che nome, viene da dire – coinvolto è quello di Mina, nel singolone Un briciolo di allegria: sono scelte.

    Discorso a parte per i Måneskin, che con Rush! hanno sancito il salto definitivo nel mercato estero, e quindi si sono affidati a figure di spicco internazionali (da Tom Morello in giù), con spese anche maggiori.

    In questo senso, colpisce che L’amore sia costato di più, non solo perché come album in sé ha reso meno – un disco di platino contro due, e solo in Italia – ma perché non aveva neanche l’ampio raggio dello stesso Rush!, visto che non ha avuto promozione e distribuzione all’estero.

    Anche qui: non sappiamo se e quando, effettivamente, le etichette discografiche siano rientrate delle spese. 

    Non sono solo i numeri a parlare, per la diffusione e l’impatto che ha un disco oggi è lecito pensare che pubblicarlo sia più un investimento in termini di pubblicità, possibilità di organizzare tour e ritorno d’immagine, piuttosto che in termini strettamente economici. 

    Sta di fatto che i costi di Anime parallele (appena disco d’oro in Italia, dove comunque ha raggiunto la posizione più alta al mondo, contando che Pausini è distribuita anche nei paesi latini) o di titoli come Migrazione di Carl Brave e Per sempre di Paola & Chiara – entrambi sui 260mila euro, con appena un disco d’oro in due e qualche singolo estivo qua e là – sembrano comunque rispetto al risultato finale. 

    Nel senso: la comunicazione degli artisti, spesso incentrata con molto trionfalismo sui numeri e le certificazioni che raccolgono, non deve farci dimenticare che per ogni disco, spesso anche evidentemente costoso, che ha successo, ce ne sono altri che non raggiungono i risultati sperati.

    La Divina Commedia di Tedua, da questo punto di vista, rappresenta un colpaccio anche più di CVLT, e non solo per i tre dischi di platino o per il fatto che tutti i suoi singoli sono stati certificati disco d’oro, ma perché è servito a posizionare Tedua nel mainstream italiano dopo anni lontano dalle scene.

    Insomma, un grande investimento ripagato. 

    Ma ancor di più lo sono stati due best seller dello scorso anno come Il coraggio dei bambini di Geolier e X2VR di Sfera Ebbasta, rispettivamente sei e tre dischi di platino raccolti, ed entrambi fermi a “soli” 250mila euro. 

    Quello di Geolier, tra l’altro, è stato il disco più venduto del 2023, ma nella classifica dei costi è solo dodicesimo. 

    Segno che non serve sempre spendere tanto per arrivare in cima: a volte basta solo il talento; il proprio, s’intende.



    La vita non si misura dai respiri che facciamo ma dai momenti che ci tolgono il respiro

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