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DJ Life Style – Come costruire un DJ Set che aumenti il vostro profilo artistico

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Carlo S.
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DJ Life Style – Come costruire un DJ Set che aumenti il vostro profilo artistico

Messaggio Da Carlo S. il Mar 17 Mar 2015 - 18:57

Assistere a un’esibizione di un DJ di calibro internazionale è -o dovrebbe sempre essere- un’esperienza memorabile. Le sensazioni, i sentimenti e l’energia che ci pervadono durante quei favolosi momenti si tramutano in ricordi incancellabili che, anche dopo anni, rimangono impressi nella nostra mente in modo indelebile.
Ma cosa ci ricordiamo veramente di una serata?
Se però proviamo a scavare in profondità, ci accorgiamo di non riuscire a focalizzare la performance in questione nella sua interezza ma, al contrario, di ricordare solamente alcuni momenti precisi che saremmo ancora capaci di descrivere: il nostro stato d’animo, cosa stavamo facendo in alcuni particolari istanti, le persone che avevamo attorno e addirittura il titolo della traccia che era nell’aria sono elementi che non dimenticheremo mai.
Accade così per ogni esperienza, certo, ma in un ambiente come quello del Clubbin’ e degli eventi musicali -in cui gli artisti (o presunti tali) sono valutati (anche) in base “alla quantità di gente che portano”sono questi i fattori più importanti che, oltre ai propri gusti musicali, contribuiscono a rendere una persona più o meno avvezza a ritornare ad ascoltare un dato DJ piuttosto che un altro. Ed è proprio il DJ il principale attore che detiene questi potentissimi strumenti per il proprio successo.
Qual’è la strategia per rendere il pubblico più predisposto a tornare alla vostra serata?
Non basta limitarsi a “fare un buon set” perché, come sopra detto, verrà presto dimenticato. Il punto nodale, che molti Top mettono in pratica quotidianamente, è fornire all’audience degli elementi chiave -pochi, ma ben riconoscibili- che possano fissarsi nella memoria e restarci il più a lungo possibile. Il concetto è quello di ricercare una commistione tra emozioni forti, un determinato simbolo (logo/scritta dell’artista), una particolare traccia (la scelta musicale è fondamentale) e, ultimo ma non meno importante, la presenza fisica dell’artista on stage. Come in una sorta di “imprinting” lo spettatore viene spinto inconsciamente a creare nella propria mente determinati collegamenti che potranno poi essere utilizzati con profitto dall’artista stesso come molla per richiamare il pubblico alla propria prossima performance.
Quali sono, quindi, gli strumenti per fare ciò?

  • Highlights. All’interno del DJ set, di qualsiasi genere esso sia, provate a inserire alcuni blocchi che si distinguono dagli altri per intensità emotiva, ritmo e (sotto) genere. Quando si ha a disposizione poco tempo si tende a mantenere un alto grado di energia lungo tutto il corso del set: occorre invece creare dei momenti differenti che, se coerentemente inseriti nel tutto, regalano colore e varietà (a tal proposito vi dice niente la performance di Avicii all’UMF 2013 o quella di deadmau5 @ UMF 2014?). All’interno di un set EDM, per esempio, interrompere l’ipnotico (e monotono?) rincorrersi dei drop con una parentesi più melodica può fornire al pubblico un’inaspettata quantità di energia da incanalare nella successiva, devastante ripartenza (vedi set di Porter Robinson sempre @ UMF 2013).

  • Crescendo. Molti DJ approcciano il proprio set come un viaggio: che sia un warm-up o una performance in peak-time è sempre possibile, grazie ai bpm crescenti, all’uso cosciente delle chiavi melodiche e delle diverse sonorità, trasportare l’ascoltatore attraverso terre incontaminate e paesaggi sonori sconosciuti. Come i pendolari sul treno che, osservando assorti il paesaggio mutare fuori dal finestrino, affidano la loro vita nelle mani del macchinista, così il DJ, diventando guida sicura, deve essere capace di conduce le menti e i cuori dei suoi passeggeri in luoghi sicuri. In questo caso, ciò che resterà impresso nella memoria dell’audience sarà il concetto del “viaggio” che prevede un punto di partenza (intro) e un punto di arrivo (outro) differenti ma coerentemente collegati.


Impostare il proprio set, quindi, non implica assolutamente eliminare la spontaneità e l’improvvisazione, ma avere ben chiaro in testa dove si parte e dove si vuole arrivare.
Più in generale -e qui non servirebbe ribadirlo- la strategia fondamentale è quella di stupire e shockare l’ascoltatore: che sia con un virtuosismo, che sia con una traccia totalmente inaspettata o particolarmente significativa, l’importante è comunicare al mondo un messaggio ben preciso, e cioè che quello che sta “suonando” non è un Juke Box, ma siete VOI, unici e irripetibili “macchinisti” della serata.

    La data/ora di oggi è Dom 24 Set 2017 - 1:29