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i vinili stampati in 3D

Davide76
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Messaggio Da Davide76 Ven 27 Set 2013 - 12:11

L'esperimento di una giovane "maker" americana: in mezzo a tanti fruscii, il seme del cambiamento

Pensate che ci sia una differenza incolmabile tra vinile e MP3? Che appartengano a due mondi opposti? Che rispondano a due filosofie di vita (e di ascolto) inconciliabili? Forse dovreste ricredervi. Perché non solo l'ultimo decennio ha visto la nascita di una nuova generazione di appassionati che praticano entrambi i culti (il vinile a casa, l'MP3 sull'iPod). Ma anche perché c'è chi sta lavorando a un ulteriore avvicinamento tra i due mondi e a una nuova potenziale disruption per il mondo della musica: la stampa domestica di vinili.  
 
Lei si chiama Amanda Ghassaei e il suo curriculum è un identikit della gioventù contemporanea che non si limita a sopportare il presente – fedele ai diktat dei padri – ma prova a rimodellarlo: 24 anni, studi scientifici pendenti verso nanotecnologie, energia solare, sensori ottici, una passione per la cultura dei “makers”, gli artigiani che operano sul magico confine tra analogico e digitale, editor del sito Instructables.com , Amanda è comparsa nel firmamento online a dicembre, quando Wired ha mostrato i primi risultati dei suoi esperimenti di vinili stampati in 3D.  
 
Il processo è lineare. Si parte da un software che trasforma il file audio di una canzone in una matrice digitale. Questa matrice viene letta da una stampante 3D, che scava i solchi in una resina plastica. Il risultato è un lp. Dal colore bianco e dalla qualità audio piuttosto scarsa, quasi da antica radio mal sintonizzata, come si può sentire nel video sotto. Un minuto per canzone, fruscii a gò gò, necessità di usare macchinari all'avanguardia per la stampa (l'intero processo è ben visibile nella video-intervista di Wired): la strada è ancora tanta. Ma l'intero settore della stampa 3D la sta percorrendo e in mezzo a quei fruscii sono riconoscibili gli embrioni della possibile/probabile nuova grande rivoluzione in arrivo.  
 
Grande? Secondo qualcuno, addirittura enorme. Non certo per la stampa domestica di vinili, ma perché riguarderà l'intero settore della produzione manifatturiera e artigianale. Chris Anderson, nel suo nuovo libro Makers, avanza addirittura l'ipotesi di una rivoluzione industriale. Della quale si iniziano ad assaporare le prime tracce anche in Italia, nelle officine che stanno iniziando a offrire il noleggio di macchine complesse (stampanti 3D, macchine per il taglio laser, frese) a designer, appassionati del fai-da-te, piccoli artigiani, studenti. Situazioni come il FabLab di Torino.  
 
Non sarà indolore: le stampanti 3D diffonderanno in nuovi settori le problematiche sulla proprietà intellettuale che negli ultimi 15 anni hanno sconvolto – sulla via del digitale e dell'intangibile – la musica, il cinema, l'editoria. La stessa Amanda Ghassaei ha condotto i primi esperimenti su brani ben noti e protetti: Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, Everything In Its Right Place dei Radiohead, Around the World dei Daft Punk. Facile immaginare oggetti di design o vestiti firmati a disposizione su giganteschi serbatoi online: scarichi il modello digitale e lo produci a casa con la tua stampante.  
 
Infiniti sono però gli orizzonti che si schiudono innanzi a designer, artisti, artigiani, a partire dal controllo diretto sulla produzione delle opere, almeno quelle che non necessitano una distribuzione su larga scala, senza intermediari. Nella musica ci saranno di sicuro i Radiohead o le Amande Palmer di turno che coglieranno la novità prima degli altri, magari producendo edizioni limitatissime dei dischi: stampate in casa e vendute online o dopo i concerti. E noi semplici ascoltatori, chissà che prima o poi non produrremo vinili con playlist personalizzate, magari come regalo speciale per San Valentino. La rivoluzione digitale non è finita. E adesso che inizia a giocare direttamente con l'analogico (e con l'oggetto fisico), promette di diventare ancora più vivace.

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