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Il fenomeno della pirateria internet

il Ven 25 Gen 2013 - 19:45


Ai bei tempi tutto era più semplice. Debord e gli altri pazzi pubblicavano libri specificando in modo esplicito che tutto il materiale poteva essere copiato e diffuso senza troppi complimenti. Rifiuto del concetto di proprietà privata o snobismo di sinistra, fate voi. Ma almeno la cultura circolava. Poi è arrivato internet e tutto è cambiato. La pirateria è diventata un movimento di massa, con tutte le reazioni del caso in termini legislativi. I numeri, tuttavia, lasciano attoniti ed è francamente difficile immaginare possibili rimedi in sede unicamente legale. Nel 2007, infatti, il 57% degli utenti tra i 13 e i 17 anni ha scaricato illegalmente. Tra i 18 e i 24 anni l’ha fatto il 53%, tra i 25 e i 34 anni il 38%, tra i 25 e i 44 anni il 30%, anche se il downloading illegale di musica (31%) e film (20%) non sono le attività più praticate su internet (la preferita è la ricerca, con il 58%).

«Tra software, libri, musica, film, serie tv e altro, nel 2007 abbiamo generato 2,6 miliardi di euro di danni; ‘solo’ 261 milioni di euro perduti dalle case discografiche, contro 650 dell’anno precedente; con 12.6 milioni di supporti tra cd, dvd e giochi sequestrati nel 2006, scesi a 3 milioni lo scorso anno. Per non parlare della duplicazione illegale di programmi colpevole nell’aver causato la perdita di 1.1150 milioni di euro da parte dei produttori di software, pur registrando una controtendenza rispetto ai dati del 2006, con una crescita del 13% e un tasso di illegalità al 49%», ha dichiarato Luca Barbareschi al convegno degli Stati Generali del Cinema dedicato alla pirateria svoltosi giovedì a Roma.

«La pirateria non è più in mano a piccoli malfattori, le grandi organizzazioni criminali dedite al commercio di droga, prostituzione, riciclaggio di denaro, hanno messo le mani sul diritto d’autore. Le ultime operazioni condotte dagli ispettori del Servizio di Antipirateria della Siae in collaborazione con le Forze dell’ordine lo confermano», ha aggiunto il presidente della Società italiana degli autori ed editori, Giorgio Assumma. «Occorre – ha aggiunto – anche trovare docenti che sappiamo insegnare ai giovani l’educazione al rispetto della proprietà intellettuale e occorre trovare l’appoggio della scuola, dei presidi che investano in questa battaglia di civiltà. Sono d’accordo ed è da molto tempo che lo suggerisco di dare ai giovani pirati (che devono essere vigilati dai genitori) sanzioni che li obblighino a compiere servizi sociali: ripulire le scritte con le quali hanno imbrattato i monumenti, ma anche accompagnare gli anziani o i portatori di handicap».

Gli artisti, dal canto loro, si dividono. C’è chi è – o per puro marketing fa finta di essere – quanto meno disposto al dialogo e si mostra sensibile a problematiche come quelle relative ai prezzi dei prodotti audiovisivi originali, alle logiche “aperte” di internet etc. Ci sono poi i duri e puri del diritto d’autore, quelli che dichiarano guerra al download illegale senza se e senza ma. Pionieri di quest’ultima battaglia furono a suo tempo i Metallica. Sì, proprio loro, i ribelli, gli scapigliati, quelli che nel loro primo album invitavano a “uccidere tutti”. Accadde infatti che nel 2000 il gruppo metal scoprì che un demo di I Disappear, loro singolo che sarebbe dovuto uscire nella colonna sonora di Mission: Impossible II, era stato distribuito gratuitamente su Internet, mediante Napster. Ora, Napster era all’epoca quello che oggi è eMule, ovvero un sito di condivisione di file. Il paradiso degli ascoltatori a scrocco, con in più, all’epoca, un totale profumo di novità. Tonnellate di canzoni, video, immagini, testi a disposizione. Una manna. Il quartetto di Los Angeles, tuttavia, non la prese bene e avviò un’azione legale contro Napster. Durante il processo chiesero ai giudici l’espulsione dal sito dei 300 mila utenti che avevano scaricato i loro brani. Furono inoltre intentate azioni legali anche contro la Yale University, la University of Southern California e la Indiana University, che non avevano bloccato Napster dai loro campus. La cosa irritò non poco i fan del gruppo, che videro in tutto ciò una forma di mancanza di rispetto (oddio, non che loro, scaricando “a gratis” i brani dei loro idoli, avessero granché da reclamare). Il batterista Lars Ulrich – il più feroce contestatore del download illegale, divenne lo zimbello di internet. Molti cominciarono a scrivere il suo nome con il simbolo del dollaro al posto della “s”. Le parodie si sprecarono. Il cartoon al vetriolo South Park, ad esempio, ritraeva la famiglia dell’artista distrutta perché a causa di Napster gli Ulrich non potevano rivestire d’oro il bordo della piscina e cose del genere. Peraltro I Disappear non era nemmeno un granché.

Nel frattempo Napster è morto e oggi regna incontrastato eMule, insieme a tanti epigoni minori. Il programma, chiamato affettuosamente “il mulo” dagli utenti, è un software open source di condivisione di file. E qui sta la furbata: eMule ti fornisce la possibilità di mettere in comune i tuoi archivi informatici. La responsabilità di ciò che condividi è – o dovrebbe essere – solo tua. Sugli stessi canali girarono e probabilmente girano tuttora le dichiarazioni dei redditi di mezza Italia, diffuse on line con un tragicomico coupe de theatre finale dal governo Prodi. Succede anche questo.

L’eticità del download illegale è comunque abbastanza dubbia, non c’è che dire. Ma c’è anche da chiedersi se questa è la questione giusta da porsi. C’è da chiedersi se nell’era di internet valga ancora la distinzione fra ciò che è etico o ciò che non lo è. Come fai a insegnare le buone maniere a milioni di utenti in tutto il mondo? Non a caso lo stesso legislatore è in imbarazzo: scaricare musica da eMule è sempre reato? Lo è solo a fini di lucro? Non ci si capisce nulla, ogni giorno ne esce una nuova. Certo è che l’onda sembra inarrestabile ed un mero approccio poliziesco appare surreale.

Va detto che nell’era della pirateria generalizzata, dei cd masterizzati, dei titoli scritti a pennarello, degli iPod, degli mp3 di qualità sempre più scadente, un seppur minimo riflusso sembra esserci. Non c’è competizione con l’enorme numero degli scrocconi informatici, però quelli che “a me il cd piace originale” cominciano a essere in buon numero. Sarà perché la qualità è migliore, sarà per il rito dell’acquisto, dello scartamento, del primo ascolto, sarà perché l’album è un concept che va dal libretto alla copertina all’ordine delle canzoni e non un semplice ammasso di brani. E’ un po’ la rivincita della qualità sulla quantità (il frequentatore tipo di eMule ha in genere il pc intasato di intere discografie che non ha nemmeno il tempo di ascoltare).

C’è poi la questione delle produzioni militanti. Quelle fuori dalle major, fuori dagli stessi negozi usuali. Quelle create col sudore della fronte e prodotte per veicolare un contenuto, un’idea, un’esperienza, una battaglia. Quelle che non creano miliardari, star internazionali, personaggi da rotocalco. E allora la faccenda si fa più semplice e ha molte meno sfumature: spegni il computer e metti mano al portafoglio.

Autore: Adriamo Scianca


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Re: Il fenomeno della pirateria internet

il Ven 25 Gen 2013 - 20:20
Questo si che è un bell'articolo. Complimenti all'autore, non c'è che dire.

Più che mettere mano al portafogli, ultimamente, metto mano alla mia Postepay Very Happy

P.S. Penso ci sia un errore: "1.1150 milioni di euro" non si può leggere.
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