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Davide76
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La vita, in consolle, comincia a 60 anni Empty La vita, in consolle, comincia a 60 anni

il Mar 1 Mag 2012 - 21:17
A 60 anni è sempre il re della consolle: «Questo è un lavoro bellissimo»

JESOLO. La vita, in consolle, comincia a 60 anni. Giuliano Veronese, classe 1949, è il dj più «anziano» d'Italia, ancora sulla breccia, tanto da essere considerato a pieno titolo «il Maestro». Un artista che può suonare nella sua Jesolo una notte intera, per essere chiamato il giorno dopo in una discoteca di Ibiza dove è di casa da anni.
Non ama nomi d'arte e soprannomi, ma il resident dj del Muretto di Jesolo ormai è un mito, e una garanzia, per almeno tre generazioni di appassionati della discomusic. Parlare di età o compleanni non gli piace tanto, visto che nelle discoteche è uno dei quelli che spopola anche tra ragazzi che potrebbero essere suoi figli, o addirittura nipoti. Il talento, del resto, non ha età.
Con 40 anni di esperienza alle spalle in tutti i locali d'Italia e d'Europa, dj Giuliano Veronese è un punto di riferimento per le discoteche e discobar di Jesolo, dove il suo nome in locandina richiama come un gregge compatto il popolo della notte in transumanza da un locale all'altro del Triveneto.
Al Terrazza Mare di Jesolo, come al Cafe de Mar di Ibiza, il sound è sempre ricercato ed attuale, davanti ad uno «spritz» o un «mohito» nella cornice di un tramonto che toglie il fiato. Gira sempre con i dischi in vinile o i Cd, lui che non vuole cedere alle lusinghe della musica elaborata al computer. Sembra più un compositore che un dj e, infatti, anche al lavoro, ha scelto solo nome cognome: Giuliano Veronese.

Quando hai iniziato a salire in consolle?

«Avevo 20 anni, e da poco terminato il servizio militare. Erano gli anni della Villa di Jesolo. Ho subito capito che quello era il mio mestiere e non mi sono più fermato. Infatti facevo solo questo, nessun altro lavoro stagionale o altri lavoretti, solo il dj».

Correvano gli anni '70, qual era il genere che andava in quel periodo?

«Erano gli anni della prima disco music, mi ricordo che c'erano ancora i 45 giri in vinile. Tempi memorabili, epoche completamente diverse, in cui la discoteca era un luogo di incontri, di vera socializzazione, in cui si iniziava ad entrare con l'abito da sera e la clientela era selezionata, soprattutto dal prezzo che non tutti si potevano permettere quando entravano in discoteca. Non c'erano tanti ragazzini, e i trentenni avevano più disponibilità di denaro».

Quali furono le tappe successive della tua carriera?

«Dopo la Villa, ho iniziato a suonare al King's di Tessera, poi sono partito per Cortina al Bilbò, che è stata una tappa fondamentale per la mia esperienza. Da Cortina mi sono spostato d'estate a Riccione, quindi alla Capannina di Bologna dove ho incontrato un altro Dj. Si chiamava Vasco Rossi e lo vedevo quasi ogni sera a Bologna. C'era anche Paolo Pazzaglia, il famoso playboy, che imperversava. Persone davvero speciali».

Cosa significava essere Dj a quei tempi?

«Il Dj era già una star, i riflettori accesi su di lui. Le ragazze ti guardavano affascinate, anche se io non ero poi uno che ne approfittava e la mia compagna è infatti la stessa da trent'anni».

Ricordi qualche canzone che hai lanciato in quegli anni?

«Mi ricordo «La Vie en Rose», cantata da Grace Jones che fu davvero una svolta per la musica in discoteca, poi Alan Sorrenti e la sua «Figli delle stelle» che ho iniziato a lanciare in pista immediatamente con successo. Ma il vero cult direi che è stata «Maracaibo» nel '78 a Cortina. Nessuno se lo sarebbe mai aspettato, eppure si suona ancora adesso, non ha età».

Le donne. Qualcuna ti ha colpito in modo particolare?

«A Cortina mi ricordo Rossana Schiaffino, magnifica, poi Ursula Andress sempre al Bilbò. Una donna davvero seducente. Avevano grande femminilità e sensualità». Poi arrivarono gli anni '80 e '90. «E' sì, quelli di Ibiza, del New Wave o della musica Ska.
Generi già famosi al Pineta di Milano Marittima. Mi ricordo in quel periodo un viaggio a New York che mi servì molto per crescere musicalmente, anche se le sonorità nuove arrivavano per lo più dall'Inghilterra.
Nell'85 a Milano Marittima si rielaborava la musica degli anni '60, con dei cross over di Jazz, funky, con i primi accenti di musica psicadelica americana. Negli anni 90 arriviamo invece all'house music»

FONTE : http://espresso.repubblica.it/dettaglio/giuliano-veronese%3Cbr%3Eil-maestro-dei-dj/2081133

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