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3 partecipanti

    Pink Floyd

    MAX TESTA
    MAX TESTA
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    Reputazione126

    Pink Floyd Empty Pink Floyd

    Messaggio Da MAX TESTA Mer 11 Feb 2009 - 22:19

    I Pink Floyd nascono nella seconda metà degli anni ’60 dalla frequentazione di quattro studenti, Roger Waters, Syd Barrett, Rick Wright e Nick Mason, mutuando il proprio nome dall’unione di quelli di due bluesman, Pink Anderson e Floyd Council.
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    Nel 1966 i ragazzi iniziano a frequentare la nascente scena underground inglese, che ben presto assumerà contorni e connotati prettamente psichedelici. All’inizio del 1967 il gruppo pubblica il suo primo singolo, “Arnold Layne”, ritratto di un travestito che non manca di attirare attenzione sulla band, così come fa il successivo singolo “See Emily play”. entrambe le canzoni sono firmate da Syd Barrett, leader naturale della band e autore di gran parte del materiale relativo al primo album della band, THE PIPER AT THE GATES OF DAWN. Purtroppo il felice momento artistico dura poco, perché già verso la fine del 1967 Barrett inizia a dare segni di instabilità psichica, forse legata ad un uso eccessivo di sostanze lisergiche: il risultato è l’arrivo nella band, in qualità di quinto membro e poi di sostituto permanente di Barrett, del chitarrista David Gilmour. La presenza di Barrett, almeno a livello compositivo, continua a farsi sentire anche nell’album successivo della band, A SAUCERFUL OF SECRETS, uscito nel 1968 e accolto da un buon successo. Ancora meglio fa UMMAGUMMA, del 1969, seguito dalla colonna sonora del film MORE. I Floyd sfruttano il momento di grande interesse che li riguarda e con MEDLE affinano la propria formula musicale, che li conduce nel 1973 alla pubblicazione di un vero capolavoro, THE DARK SIDE OF THE MOON, l’album che supera tutti i record di vendita e popolarità e si piazza nella top 100 di Billboard per ben 741 settimane.

    Difficile scrivere un seguito a cotanto successo, ma i Floyd – ormai dal punto di vista compositivo nelle salde mani di Roger Waters – ci riescono rievocando il fantasma dell’amico-scomparso Syd Barrett, ormai definitivamente lontano dalla scena musicale e tornato a vivere in famiglia dopo anni pericolosi e bui. E’ per lui il titolo del nuovo lavoro, WISH YOU WERE HERE, e per lui è anche una splendida canzone come SHINE ON YOU CRAZY DIAMOND. Da dopo WISH YOU WERE HERE, una certa megalomania d’intenti e una tendenza al concept album si impadroniscono della musica dei Floyd, che pubblicano ANIMALS e un altro album destinato ad entrare nella storia, il monumentale doppio intitolato THE WALL.
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    L’album rappresenta il primo tentativo compiuto di autoanalisi da parte di Roger Waters, che a quel punto accentra sempre più su di sé il potere decisionale: per l’album successivo della band, THE FINAL CUT, Rick Wright è addirittura posto fuori formazione mentre i Floyd sono quasi retrocessi ad house band del progetto firmato dal solo Waters. Non è un mistero che THE FINAL CUT sia stato edificato da Waters come l’ultimo passo della carriera Pink Floyd: ma il bassista dovette a malincuore abbandonare le sue pretese relative all’inibizione dell’uso del marchio quando David Gilmour e Nick Mason, fiutato l’affare, ripartirono con un nuovo progetto musicale a nome Pink Floyd, avendo cura di attirare nella struttura Storm Thorgerson, già autore delle vecchie e indimenticabili cover della band, oltre al tastierista Rick Wright, nuovamente renitegrato.

    Mescolando abilmente qualità e nostalgie i Floyd nuova versione consegnano al mondo due album di studio, A MOMENTARY LAPSE OF REASON e THE DIVISION BELL e altrettanti live, DELICATE SOUND OF THUNDER e PULSE, a riprova di quanto fosse importante l’aspetto commerciale per la formazione che ha ora in David Gilmour il suo capitano. Nel 2000, arriva un nuovo live, questa volta dedicato a quello che unanimemente viene considerato il capolavoro dell’ultima fase dei Floyd, l’angoscioso e catartico THE WALL: IS THERE ANYBODY OUT THERE? THE WALL LIVE contiene registrazioni catturate da ben sette concerti dei Floyd risalenti al biennio 1980-81, ed è stato realizzato con il benestare di Waters e degli altri Floyd. L'aria di autocelebrazione continua con la pubblicazione nel 2001 di ECHOES, ‘best of’ in due volumi, in cui le canzoni - scelte direttamente dalla band - sono mixate a formare un'unica lunga suite.
    I Pink Floyd, compreso Roger Waters, si riuniscono nel 2005, suonando per il Live8, l'evento benenefico organizzato da Bob Geldof: la performance rinfocola l'interesse per la band ma i membri, dopo diverse speculazioni, negano ogni possibilità di reunion più duratura, dedicandosi alle proprie carriere individuali. Il 15 settembre 2008 scompare Richard Wright all'età di 65 anni.

    DISCOGRAFIA ESSENZIALE

    • THE PIPER AT THE GATES OF DAWN 1967 EMI
    • A SAUCERFUL OF SECRETS 1968 EMI
    • UMMAGUMMA 1969 EMI
    • MORE 1969 EMI
    • ATOM HEART MOTHER 1970 EMI
    • MEDDLE 1971 EMI
    • OBSCURED BY CLOUDS 1972 EMI
    • DARK SIDE OF THE MOON 1973 EMI
    • WISH YOU WERE HERE 1975 EMI
    • ANIMALS 1977 EMI
    • THE WALL 1979 EMI
    • THE FINAL CUT 1983 EMI
    • A MOMENTARY LAPSE OF REASON 1987 EMI
    • DELICATE SOUND OF THUNDER 1988 EMI
    • THE DIVISION BELL 1994 EMI
    • PULSE 1995 EMI
    • IS THERE ANYBODY OUT THERE? THE WALL LIVE 2000 EMI
    • ECHOES 2001 EMI


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    Pink Floyd Empty Pink Floyd

    Messaggio Da MAX TESTA Dom 21 Mag 2017 - 19:07

    Basta anche soltanto il primo minuto di un pezzo dei Pink Floyd per coglierne tutta la loro grandezza. Poche battute di un pianoforte, un intervallo armonico semplice ed evocativo, e già sai che stai ascoltando un classico della musica. Poi arriva lo slide della chitarra che apre nuovi scenari, e capisci che sei di fronte a una pietra miliare del rock. Poi senti una voce che dice “E non ho paura di morire” seguita dal canto melodioso di una donna e non pensi più a niente mentre vieni trasportato dall’altra parte dello specchio.
    Stai ascoltando The Great Gig in the Sky, uno dei capolavori dei Pink Floyd, brano tra i più famosi e amati. Un pezzo apprezzato soprattutto per la sua combinazione di musica e voce, simbiosi rara nel genere. Raccontare la sua genesi, per niente banale, ci aiuta a farci capire quanto è stato “magico” quest’incontro.

    Il brano, contenuto nell’album The Dark Side of the Moon del 1973, all’inizio era stato pensato per essere soltanto strumentale, una specie di brano di raccordo tra la fine del lato A e Money, prima traccia del lato B, in versione originale. La struttura strumentale però non convinceva i musicisti, o meglio il loro ingegnere del suono: Alan Parsons.


    È Alan a contattare la cantante Clare Torry per la parte di canto che si sente nella traccia definitiva. Clare Torry a quel tempo era una vocalist a contratto con la EMI che cantava cover di brani di grande successo. Clare ricorda l’incarico come un momento molto strano nella sua carriera.
    Al telefono le chiedono di tenersi libera un giorno per una session, senza specificarle per chi o per cosa debba cantare. Una volta arrivata nello studio si aspetta un coro o altre due ragazze, ingaggiati per lo stesso scopo. E invece ci sono solo la band e Alan. A quel punto David Gilmour (“l’unico che mi seguiva in questo lavoro”) le dice che l’album al quale stanno lavorando è quasi terminato. In fretta le spiega i temi dell’album “la terra, la morte e tutto quello che ci sta in mezzo”, e quello che avrebbe dovuto fare: cantare e basta. “Cosa?”, chiede Clare, “Non ne abbiamo idea”, risponde David.

    La prima prova è sconfortante: non sapendo da dove cominciare, canta “Oh yeah, baby, baby”. David le dice: “No, no, non vogliamo le parole”. Per renderle le cose più difficili, le impediscono di vedere anche gli accordi delle canzoni. Clare deve improvvisare nel vero e autentico senso del termine, seguendo la traccia a orecchio. “Volevano che io usassi la voce come un loro strumento“.
    Dopo il successivo take, Clare è contenta del risultato, ma non David. Secondo lui può fare meglio. Le offre una birra, la fa sciogliere un po’ e Clare ricanta. Al termine è profondamente amareggiata, il risultato non le piace. Quando si toglie le cuffie e torna da Alan e la band le dicono che può anche andare. E così Clare si convince che il pezzo non vedrà mai la luce.
    Clare molto professionalmente non ci rimane male. Qualche mese dopo nella vetrina di un negozio vede The Dark Side of the Moon. Rimane stupita dal trovarsi accreditata nel pezzo. Compra il disco, lo ascolta e, modestamente, si compiace dell’egregio lavoro. Anche troppo modestamente. Qualche giorno dopo Alan incontra Clare negli studi della EMI e le dice, tutto contento, che “l’album sta andando molto bene”, ma Clare non coglie al volo il riferimento e domanda incuriosita: “Quale album?”



    La vita non si misura dai respiri che facciamo ma dai momenti che ci tolgono il respiro

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