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il Lun 1 Ott 2007 - 21:06
Discoteca:
Come mai un luogo che raccoglie libri si chiama biblioteca e uno dove si balla al buio con il volume alto sotto un carosello di luci si chiama discoteca?

Parigi, 1940:
I nazisti occupano la città e fermano la sua spensierata vita notturna.
A Parigi si suona il jazz dal vivo nei locali, ma ora non più: il jazz è messo al bando dalla dottrina nazista per le sue origini black; organizzare delle serate per ballare è molto difficile. Si moltiplicano i circoli clandestini e si inizia, per ragioni di forza maggiore, ad adoperare dei dischi per superare l'impossibilità di disporre di una buona orchestra...e per non fare troppo rumore.

Questa è una novità: passare dalla musica eseguita dal vero a quella diffusa con apparecchi meccanici.
Si diffondono i dischi clandestini.

Nel dopoguerra, ecco che sempre a Parigi apre un celebre cafè chiamato La Discothèque in Rue Huchette.
E' un classico cafè parigino ma insieme all'aperitivo si può ordinare l'ascolto di un 45 giri di jazz.
Il termine discothèque è nato appunto per analogia a bibliothèque, biblioteca.
Un posto dove si collezionano dei dischi, si possono ascoltare e ballare bevendo qualcosa. E' una rivoluzione: il cliente diventa il protagonista della serata e il suo gusto ne determina il clima.

Juke-box
Un altro segnale di novità: nei locali pubblici tra gli anni 50 e 60 si diffondono i juke-box.
Il juke-box è un cassone colorato e tutto pieno di luci che permette, pagando qualche spicciolo, di ascoltare dei brani musicali vecchi e nuovi.
Non ci sono ancora le radio commerciali, i giradischi costano cari e i vinili sono difficili da trovare.
In Italia, in particolare nei paesi della provincia, il juke-box è un elemento di aggregazione e una dotazione scontata di ogni bar che vuole essere al passo con i tempi.
Ma il juke-box ha dei limiti: deve essere continuamente alimentato di monete per creare un flusso musicale senza silenzi troppo lunghi ed è totalmente affidato ai gusti degli avventori.
Nelle balere le cose non vanno meglio: la regola più comune per cui suona dal vivo è alternare dei pezzi lenti e degli shake e il liscio la fa ancora da padrone.
La gente vuole di più e di meglio...ma gli anni che precedono e sfociano nel noto 1968 modificheranno in modo irreversibile il mondo; si riconoscerà una nuova categoria sociale: i giovani.
I giovani hanno dei gusti, delle esigenze, delle abitudini che suscitano l'interesse dei politici, dei sociologi e anche delle case discografiche.
Esplode il rock con sua componente più psichedeca. Iniziano ad avere successo dei gruppi che faranno la storia, come i Pink Floyd e i Doors.

Nei primi anni 70, in America, succede un fatto curioso: i ceti sociali meno abbietti ed emarginati come i neri, gli ispanoamericani, gli italiani etc... spendono molto denaro per apparecchi di riproduzione musicale personale.
Si diffondono giradischi, impianti stereo con i primi lettori di audiocassette e soprattutto autoradio.
Alcuni manager di ditte che li producono capiscono che, se desiderano mantenere un elevato profitto nel tempo, da quegli stereo deve uscire la musica adatta a coloro che li comprano, una musica con forti connotazioni black, latino, funk.

Inoltre, i tempi sono maturi per un radicale cambiamento nelle esigenze di chi vuole uscire a divertirsi.
L'emancipazione femminile e l'abbattimento delle convenzioni di aggregazione scaturite dopo i fatti del 1968 permettono alle donne di uscire sole o con le amiche, frequentare dei locali e parlare come vogliono senza necessariamente essere equivocate per avventuriere.

DISCO HISTORY Mirror10
Un classico della discoteca - la mirror ball

Si rompono le convenzioni nel vestire e nel socializzare, si diffonde un desiderio di essere alla moda anche frequentando posti giusti e persone giuste.

Un fattore però è determinante per la creazione del nightclubbing come oggi lo conosciamo: le esigenze della comunità gay.
Le prime discoteche infatti sono dei club gay in cui i membri possono liberamente ballare e conoscersi fra loro, in un clima di uguaglianza e solidarietà.

Non a caso anche oggi il termine club è equiparato a discoteca e i suoi frequentatori si chiamano anche clubber.

L'apertura al mondo etero, in particolare alle donne, di questo universo di sonorità ammiccanti e di comportamenti e consuetudini sopra le righe è il detonatore di una miscela esplosiva che culminerà nella seconda metà degli anni 70 con il fenomeno discomusic.

12"(12 inch)
Una cosa sono i singoli, altra gli album.
I primi DJ si trovano a dover soddisfare le esigenze di un pubblico eterogeneo per età e gusti, ma con in comune il desiderio di ballare e di farsi coinvolgere da un sound penetrante ad alto volume.
Per far ballare la gente occorreva un impianto potente che permettesse di apprezzare tutte le sonorità senza distorsioni audio e dei buoni dischi con delle ritmiche idonee.
Il problema è che ad alto volume, i dischi 45 giri si sentono non molto bene e poi durano poco.
Un pezzo in quegli anni termina dopo 3 minuti circa e la gente in pista vuole ballare ancora.
Occorre creare dei pezzi della lunghezza adatta per il ballo, per i clubs. I primi mixaggi vengono eseguiti per permettere, con due copie del disco, di allungarne la durata durante il set.

DISCO HISTORY Image210

Le consolle dei DJ iniziano a dotarsi di più giradischi, di mixer, di amplificatori separati etc... ma l'evento fondamentale è l'esordio del 12", cioè del vinile per mixare.
Nel vinile a 12" si incide un brano solo per lato, così da avere dei solchi distanziati e migliore qualità audio in uscita; inoltre i brani possono essere opportunamente allungati con vasti break e intervalli strumentali aggiuntivi.
Un 12" solitamente ha sul lato A il brano e sul B materiale aggiuntivo di utilità al mixaggio.

All'inizio questo formato è riservato ai DJ, perchè una cosa è evidente ai discografici: per vendere i 45 giri la musica deve diffondersi nei club.
In seguito questo formato viene richiesto anche dai non addetti ai lavori e inizia a diffondersi la vendita al dettaglio.
Nascono i primi negozi di dischi specializzati per la musica dei DJ con commessi preparati, spesso frequentatori abituali dei clubs.
La gente quindi può comperare i pezzi che ha ascoltato in discoteca.

La discomusic
Con queste premesse esplode in America e poi in Europa, in un periodo che va dal 1975-76 al 1980 circa la discomusic.
Per la prima volta un non-genere musicale creato solo per ballare e dai contenuti disimpegnati invade radio, tv e soprattutto i nightclubs. Sono i tempi di KC & The Sunshine Band, Donna Summer, Village People, i dischi della Salsoul Records e le loro acrobazie orchestrali. In Europa le radio diffondono in modo estenuante le sonorità di Boney M, Cerrone, Moroder, Baccara etc...

Poichè l'origine di molta musica disco è di ispirazione gay, a lungo si è discriminato il genere e chi lo ascolta. In realtà se consideriamo i nostri tragici commerciali anni 90 specie qui in Italia, vediamo come molti brani sono molto più espliciti e volgari del testo di Y.M.C.A. o That's The Way (I Like It).
Questo perchè un pezzo disco solitamente ha un testo che può avere significati diversi se ad ascoltarlo è un gay o un etero, senza essere troppo esplicito o di cattivo gusto.

Un 12" salsoul
DISCO HISTORY Image310
Le sonorità disco sono caratterizzate dal 4/4, ritmate da cassa e charleston in levare (ascolta Y.M.C.A. dei Village People) e presentano una contaminazione di rock, musica classica e sonorità afro-latine.
Negli anni 70 non c'è ancora l'elettronica di massa nel mondo musicale e i brani si incidono in studio utilizzando decine e decine di bravissimi strumentisti e cantanti detti turnisti.

Vi è quindi una disco orchestrale come quella della Salsoul Orchestra e la grande Loleatta Holloway, e una disco meno trionfante ma efficace con orchestre di formazione funk, soul o addirittura gospel.


Il remixaggio inoltre entra nella fase finale di preparazione del brano e si tiene in considerazione il parere dei DJ di fama che lavorano nelle discoteche più frequentate.

Quindi un buon pezzo disco si riconosce per la ritmica incalzante, un basso ripetuto e dal giro caratteristico, un tappeto di violini che sottolinea i break e gli intervalli nel testo.

Verso la fine degli anni 70, con la diffusione dei primi sintetizzatori e sequencer analogici, l'elettronica inizia a contaminare il sound disco.

Un brano che rappresenta una pietra miliare nella storia della musica da discoteca è I Feel Love di Donna Summer.

Qui Moroder e la Summer usano una sequenza generata da un moog (un noto sintetizzatore degli anni 60) ripetuta e alterata in studio con effetti audio e modulazioni, all'interno di un crescendo che per quei tempi è una novità assoluta.
Molti ritengono questo brano il seme della musica house che presto esplodera proprio in America.
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