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Carlo S.
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Dj vs opinione pubblica: essere o apparire, è questo il problema. Empty Dj vs opinione pubblica: essere o apparire, è questo il problema.

il Gio 29 Dic 2011 - 13:53
Negli anni 70 primi 80, il dj veniva percepito dalla massa come figura marginale, poco più di un nerd che invece di godersi il party stava in un angolo a cercare di tirare fuori una colonna sonora con i pochi mezzi a disposizione. Negli anni 90, con l’esplodere della club culture, della musica elettronica e delle nuove droghe del sabato sera, le platee hanno iniziato a girarsi con lo sguardo verso le consolle dimostrando una sorta di adorazione per quella figura tanto affascinante, quanto interessante da spostare “carovane” di persone in lungo e in largo per la penisola. Entrati nel nuovo millennio, il Dj che fino a dieci anni prima era materia per intenditori o amanti del genere inizia ad avvicinarsi sempre più prepotentemente nel mainstream, sostituendo nell’immaginario collettivo la rockstar e in molti casi la pop star.
Per nostra “sventura” gli anni 2000 segnano l’inizio dei reality show e della mediocrità come prerogativa principale; è così che senza fare nomi, nel più “orwelliano” dei show iniziano ad entrare Djs, che forti della loro esperienza riescono a sfruttare al meglio la visibilità data dal grande “circo mediatico”, portando l’attenzione verso quella figura rimasta sino ad allora al di fuori del target televisivo.
I duemila segnano per la nostra società tele-dipendente e “tele non pensante” un appiattimento culturale senza precedenti. I modelli trasmessi dalla TV corrispondono ad esempi perfetti di idiozia, e si diffonde tra la massa, la profonda convinzione che non serva un particolare talento per riuscire nell’intrattenimento se non quello di essere esteticamente dotati.
Senza dubbio per l’Italia questi sono gli anni dell’apparire a discapito dell’essere.
La regia di una consolle diventa di colpo anche un’ottima alternativa per veline in scadenza di contratto, pornostar, pseudo attricette mancate o personaggi dell’ avanspettacolo in cerca di ribalta.
E’ in questo periodo che termini come DJ fashion/ fashion event/ fashion club si fanno strada alla grande nel lessico “dancereccio” nostrano, dove l’aggettivo “fashion” rappresenta al massimo la filosofia del malcostume del momento.
Djs lampadati, truccati e parruccati alla stregua di operatori circensi (con sopracciglia al limite dell’angolazione) che ostentano griffe e accessori di contorno che hanno ben poca utilità ai fini di una buona performance; armati di un concetto completamente deviato e rivisitato dell’attività che svolgono.
Questo filone avanza parallelamente al movimento vero e proprio che prosegue il suo cammino nella fascia di underground che più si addice alla cultura elettronica/clubber, da sempre abituata a viaggiare nel tessuto sub-urbano, lontana dalle luci televisive.
Ovviamente nessuno pensava che l’appiattimento culturale del nostro paese lasciasse indenne il nostro settore; vedere però, il distorto utilizzo che si fa della figura professionale è pressoché disarmante, e se il risultato della notorietà della figura deve essere questo, (non ci dimentichiamo chi sono i rappresentanti di categoria invitati in certi salotti televisivi), vuol dire che dovremo aspettare l’avanzare del nuovo decennio con ansia e trepidazione, sperando in un nuovo “vento” che spazzi via tutto quello che di “brutto e inguardabile” si è costruito in questi anni di “tvcrazia”.
Cambiano le tecnologie, avanzano i tempi, ma una cosa rimane sempre la stessa: la “griffe” che contraddistingue un DJ in gamba da uno mediocre è senza dubbio ciò che esce dai woofers, e non quello che ci si spalma sul viso per sembrare più belli o abbronzati.
28 dic 2011 ⋅ by AngeloKola ⋅ in Clubbers World ⋅http://www.djmagitalia.com/sito/?p=1610
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