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Carlo S.
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i’m a dj, i’m what you pay

il Lun 20 Giu 2011 - 14:39
Da qualche anno a questa parte, la percentuale di ragazzi che si cimenta nel Djing, aumenta gradualmente ed in maniera esponenziale col passare del tempo.

Paradossalmente, stagione dopo stagione, la figura del Dj sembra però indebolirsi e perdere di valore professionale. È un controsenso bello e buono, soprattutto se consideriamo che in parecchi investono in questa passione oltre che tempo, anche in fiumi di denaro per trasformarla in una professione.

La cosa che non mi sono mai spiegato, è come mai per la categoria non ci sia un patentino o una sorta di Albo professionale universalmente riconosciuto e unico per tutti, che ne attesti l’ufficialità e ne garantisca un minimo di professionalità e codice deontologico da parte di chi la opera. Un ingegnere ad esempio, per poter mettere un timbro ed una firma su di un progetto, deve svolgere ulteriori esami dopo la laurea, superarli, ed ottenere così l’iscrizione all’ordine dei professionisti.

Quel timbro, presuppone tutta una serie di doveri adempiuti dal professionsita, insieme altrettanti diritti acquisiti meritatamente, nonché responsabilità soggettive; come un marchio di garanzia per intenderci.

Per quel timbro nessun costruttore ad esempio può chiedere progetti ad un laureando, oppure ad un personaggio improvvisato come tanti se ne trovano nei club.

Continuando nell’analogia, un organizzatore che volesse svolgere l’attività in maniera responsabile e regolare , potrebbe rivolgersi solamente a professionisti, che comunque garantirebbero una prestazione di qualità e all’altezza della situazione.

Sempre per quel timbro, o patentino, nessun dj “laureando” potrebbe svendersi al “peggior offerente” solo per provare “il brivido della consolle” . Questo inflazionamento della proposta, rovina il mestiere, svaluta il mercato.

Ci sono alcuni organizzatori, che affidano le redini della serata in mano a ragazzini che nonostante abbiano motivazioni molto “romantiche” per così dire, fanno inconsapevolmente male alla categoria, proponendosi per compensi simbolici o in alcuni casi inesistenti.

Ripeto, i ragazzini hanno le loro motivazioni di natura passionale, quindi criticabili ma non condannabili. Gli organizzatori che scendono a compromessi del genere invece, non dimostrano affatto tutta questa nobiltà di intenti.

Parlo di tutti quegli art directors di situazioni medio piccole che molto spesso dimenticano che la loro attività si svolge intorno alla musica, e che cercano di risparmiare approfittando di queste situazioni.

Pressapochismo e incapacità di autoregolamentazione dell’ambiente hanno fatto e stanno facendo male alla scena club italiana, che a parte in alcune isole felici, nella maggior parte dei casi sembra puntare sempre meno sulla qualità della sostanza, e sempre di più sulla “vuotezza” della forma.

I clubs italiani hanno bisogno di un rinnovamento di concept per uscire dal profondo sonno in cui sono entrati, profondo sonno in cui si trovano per colpa delle cattive gestioni da parte di tutti.

Una regolamentazione dei ruoli è sicuramente il presupposto iniziale per cominciare a ridare linfa ad un settore, quello dell’intrattenimento, che da anni vede protagonisti sempre meno professionisti seri e ahimè sempre più ciarlatani improvvisati.

Angelo “Kola” Colajanni. http://www.djmagitalia.com/sito/?p=520
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Davide76
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Re: i’m a dj, i’m what you pay

il Lun 20 Giu 2011 - 17:06
Vedi caro lillicu , di questo argomento ho riempito pagine intere del forum , e non solo di questo forum e tu lo sai...

Ma come dire io sono lo scemo del villaggio non sono nessuno , a parte un nessuno che ne sa il doppio di quelli che pensano di saperne il triplo.

Sono stato deriso nessuno mi ha mai preso in considerazione , eppure non avevo nessun interesse economico a dire certe cose il mio unico interesse era cercare di tenere viva una professione (il Dj) che non esiste piu se non per puro passatempo.

Adesso perche lo scrive djmagitalia magari chissa avra forse piu effetto , però sai lo scrive djmag italia ed e come se avessero scoperto l'america.

O riempito due pagine e aperto 3 post parlando di LICENZA oppure Patentino come lo vogliono chiamare loro , e nessuno e dico NESSUNO si e degnato di una microscopica risposta , nemmeno dire si sarebbe bello oppure no mi piace continuare a fare il pirata.

Si accontentano del silenzio perche l'80% son finti dj , come citato sopra , e il restante 20% gran parte son sponsorizatori di prodotti porcheria , e un'altra parte son presidenti e o soci delle FAMOSE associazioni che ti aiutano a regalare i soldi Alla siae.

Questo articolo e molto bello ed e uno dei miei sogni nel cassetto , che son convinto che nel cassetto rimarra , perche come tutte le cose nel mondo c'e sempre un manipolo di persone che non hanno ne interesse e ne convenienza a regolamentare la cosa e quando sono dj stessi e ancora peggio della siae.

Quindi e tutta carta bianca , la speranza e l'ultima a morire si dice , ma la speranza la abbiamo fatta morire noi dj con la nostra ignoranza , e incapacita di vedere le cose con un po piu di obbiettività invece di tuffarci come dei polli su tutto che incontriamo e chiud.






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Carlo S.
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Re: i’m a dj, i’m what you pay

il Lun 20 Giu 2011 - 21:39
Sicuramente hai ragione,ed anchio concordo con te,ho voluto riportare questo bell'articolo perchè appunto tratta di argomenti di indubbio interesse che abbiamo trattato anche noi tante volte in passato.Sono favorevole ad una regolamentazione nel campo dei Dj,come in fondo esiste in qualsiasi campo lavorativo,bisogna combattere l'abusivismo ,i dj improvvisati che per 4 soldi(e a volte gratis)fregano le serate ad onesti professionisti,che spendono soldi in musica originale,software ed attrezzatura,poi la ricetta giusta non la so,ma chi è del mestiere mi auguro che trovi il modo di mettere fine a questo brutto sistema.
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Davide76
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Re: i’m a dj, i’m what you pay

il Lun 20 Giu 2011 - 21:51
Un attestato sarebbe gia un buon inizio , come dicono su djmag , sicuramente non e una cosa semplice da fare , ma non impossibile a mio avviso , ogni comune di ogni citta o ben o male ha dei bravi dj Professionisti , che potrebbero essere incaricati e formare una commissione per poter rilasciare attestati ripeto non e una cosa semplice specialmente con la burocrazia che abbiamo in italia ma da qualche parte bisogna pur cominciare , perche lo sfascio e vicinissimo se non al traguardo.
In questo sistema si avrebbero molti piu dj professionisti e legali e molti meno bimbiminkia , il dj con ragolare attestato potrebbe prendersi il lusso di andare dal gestore che fa suonare il bimbominkia e dirgli tu questo non lo fai suonare , se no te li mando io i controlli.

E una cosa lunga che probabilmente ci vorranno anni ad se mai lo faranno , ma si deve iniziare.



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Re: i’m a dj, i’m what you pay

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